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RIFLESSIONI SULLA MORTE APPARENTE

Qualche giorno fa , gustando un robusto caffè seduto al tavolo con un amico psicologo, l’ennesimo squillo del telefonino interrompeva la nostra piacevole conversazione. La repentina risposta mi faceva capire che non si trattava di parenti o amici, ma di lavoro.

Riposto il cellulare nel taschino della giacca, trovavo conferma di ciò che avevo intuito: si richiedeva un supporto psicologico per un bambino il cui papà era improvvisamente scomparso a causa di un incidente stradale.

Inevitabili i commenti sul fatto e la necessità di vivere il momento, degni dei migliori brani di Coelho.

Un breve saluto, e rimanevo da solo mentre una leggera brezza mitigava l’afa mattutina.

Numerosi pensieri affollavano la mente, ma uno in particolare si faceva strada , mentre lo sguardo sfumava i disegni geometrici del tavolino. Di certo non si trattava dei vibranti versi di Pessoa, ma di una riflessione sì banale, ma tristemente e spietatamente reale: come è possibile che quando un padre o una madre muoiono tragicamente si richiede l’ausilio di un consulente per supportare i figli vittime di una così grave perdita, e quando il genitore è vivente nessuno si cura di valutarne l’importanza? Perché un padre deceduto è importante per il minore e per il suo sviluppo mentre un papà separato non sembra assolvere al medesimo compito?

Un ignaro vicino interrompeva il bacio ad un freddo bicchiere stupito per il mio solitario sorriso forzato: addirittura si chiamano esperti per valutare il danno da lutto ai fini del risarcimento, ma alcun danno è riconosciuto ad un  figlio rimasto orfano di padre vivo in seguito alla separazione.

Allora viviamo in una società in cui bisogna morire per essere riconosciuti come genitori? In cui subdoli e meschini inganni riescono a tramutare in morte apparente una vita densa di amore per i propri figli? In cui il sistematico occultamento dell’altro genitore, da cui qualsiasi associazione mafiosa avrebbe da imparare, è talmente plateale e consueto da essere accettato come la pioggia d’autunno?

Genitori, lottate per i vostri figli. Lottate per ciò in cui credete. Risvegliatevi dalla morte apparente. Avvocati, mettete lo stesso ardore che usate nelle cause da risarcimento per danno biologico anche nelle cause da separazione. Psicologi, non siate ciechi .

Ancora assorto nel bruciante paradosso, mi alzavo per uscire dall’affollato locale.

“ Mi scusi, il caffè!”. Il solerte barista mi ricordava di pagare il conto. Porgevo gli spiccioli con immensa felicità: per un attimo anch’io ho temuto di essere un fantasma.

 

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